Una bufala di Attivissimo per argomentare sulle Torri Gemelle e un esperimento per superare la petitio principii

“Questa [i “complottisti”, i babau di Attivissimo] è gente che dice che il crollo del WTC è impossibile perché “troppo veloce”, pari alla velocità di caduta di un corpo libero. In realtà basta guardare i filmati per notare che i frammenti che si staccano dalle torri precedono di gran lunga la discesa del fronte del crollo, che quindi non è affatto troppo veloce.”

Attivissimo, da “Altraeconomia”, fine 2006

Ecco l’argomentazione di Attivissimo: siccome i frammenti che si staccano dalle torri in discesa, “precedono di gran lunga” il “fronte del crollo” (piuttosto immaginario, perché, chi riesce a vederlo in tutte quelle nuvole di polvere?), allora il crollo “non è affatto troppo veloce”… eh, no, già, infatti, davvero un crollo lentissimo, prevedibilissimo, quasi letargico, infatti, tanto che le autorità sono riuscite benissimo a sgomberare tutta la zona e migliaia di persone si sono salvate la pelle e i polmoni quel giorno… e come no? (ma chi vuole prendere in giro, Attivissimo?)

Non essere pari alla velocità di caduta di un corpo libero equivarrebbe a non essere troppo veloce? Il crollo è stato invece velocissimo ed estremamente improvviso per un edificio che “dovrebbe” crollare in seguito a un incendio, che agisce, lo ricordiamo, in modo graduale, indebolisce gradualmente, lentamente, prima l’acciaio colpito dall’incendio e solo dopo l’acciaio non colpito. Quindi, di conseguenza, l’edificio dovrebbe cadere gradualmente, lentamente, con una lentezza paragonabile a quella con cui si sviluppa un incendio di un edificio di 110 piani. Invece, è stato come se l’edificio avesse avuto sopra di sé un peso enorme che improvvisamente ha iniziato a schiacciarlo e frantumarlo. Oppure, come se un grattacielo si fosse trasformato nel giro di pochi secondi in qualcosa di simile a un castello di carte, tenute insieme solo da posizioni di precario equilibrio. Questo fenomeno senz’altro strano troverebbe la spiegazione più semplice nell’idea che avesse avuto dentro di sé una serie di cariche esplosive fatte (insolitamente) esplodere dall’alto in basso e in modo da non dare troppo nell’occhio.

Per capire più a fondo questo e per uscire dalla fallacia logica della petitio principii che può colpire chiunque si avvicini alla questione, potrebbe essere utile un esperimento fatto a casa da ciascuno, personalmente. Infatti la petitio principii ci induce ad assumere che, siccome le due Torri Gemelle sono crollate in quel modo, allora quello molto probabilmente è il modo naturale con cui crollerebbero grattacieli di quelle dimensioni dopo essere stati colpiti da aerei e dopo aver subito i conseguenti incendi. La petitio principii può ingannarci, può ingannare chiunque, anche lo scienziato più intelligente. Per questo è sempre utile sperimentare. Infatti un esperimento parla chiaro, parla con i fatti davanti ai propri occhi, parla e convince meglio di mille parole.

Si può avere una vaga, vaghissima idea di cosa ci si dovrebbe aspettare con l’impatto di un aereo e di un grande incendio con un esperimento semplicissimo, velocissimo, ripetibilissimo, alla portata di tutti. Si prende un foglio di carta o un cartone e lo si ripiega formando un lungo parallelepipedo, come una delle Torri Gemelle, magari con un lato parzialmente tagliato o bucato per simulare il buco creato dall’aereo. Poi questo parallelepipedo si bagna, anche molto, con acqua, per rendere più molle la carta o il cartone, che si dovrebbe ammollire gradualmente a mano a mano che l’acqua si diffonde. Questo simula in modo molto approssimativo l’incendio chepiano piano, gradualmenteindebolisce i pilastri di acciaio del grattacielo diffondendosi per conduzione termica ai piani superiori e inferiori, e si vede il comportamento del tutto. È un esperimento che tutti possono realizzare per farsi un’idea estremamente approssimativa, davanti ai propri occhi, del tipo di comportamento che ci si aspetterebbe dall’edificio in caso di penetrazione da parte di un aereo e in caso di conseguente incendio che indebolisca sempre più l’acciaio fino a renderlo “molle”. Il risultato, variabile a seconda del tipo di costruzione realizzata, può rivelarsi sorprendente, e quindi lascio che ciascuno lo scopra da sé (e magari lo riferisca qui nei commenti) e poi lo confronti con le parole di Attivissimo citate all’inizio di questo articolo. Nota importante: questo esperimento empirico, approssimativo, com’è ovvio, non ha assolutamente lo scopo di simulare accuratamente il crollo.

Ha lo scopo di insegnarci a dubitare, non di dimostrare qualcosa.

Serve a farci andare oltre l’assunto intuitivo e forse fallace per cui le due Torri Gemelle avrebbero dovuto per forza in ogni modo crollare come sono crollate. Non ha dunque lo scopo di affermare o negare una teoria generale sui crolli, ma di superare la petitio principii sul crollo, ossia di negare l’assunto secondo cui le due teorie tecnice ufficiali sul crollo (della FEMA e del NIST) dovrebbero essere sicuramente veritiere ed esatte.

Che poi questo assunto rappresenti l’improbabile e bizzarra unione di due teorie tecnico-scientifiche ufficiali dove la seconda contraddice espressamente la prima, è un altro discorso. E altri discorsi, ma assai interessanti, sono quelli fatti dagli almeno 14 ingegneri strutturisti e dagli almeno 36 ingegneri civili che Attivissimo ha finora censurato.

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2 risposte a Una bufala di Attivissimo per argomentare sulle Torri Gemelle e un esperimento per superare la petitio principii

  1. anonimo ha detto:

    Bisognerebbe anche far notare che i frammenti che si erano svincolati dalla massa in caduta erano più piccoli di essa e quindi possedevano un minor attrito con l’aria.
    Tuttavia gli enti ufficiali hanno ormai stabilito che la velocità dei crolli è approssimabile alla velocità di caduta libera di un corpo..
    Lui vuole semplicemente felicitarsi di poter dire: non caduta libera=no demolizione, (anche se come ho detto si è poi dimostrata una delle sue tante fantasie con la quale distribuire figuracce e debunkarsi a vicenda con gli enti governativi che tanto promuove) ma il punto fondamentale è che IL CROLLO E TROPPO VELOCE, ci si aspetterebbe un crollo graduale (anzi, veramente non ci aspetterebbe proprio nessun crollo), comunque anche se fosse il WTC dovrebbe possedere vincoli ad ogni piano, che di certo non si rompono con tale velocità, ameno che ci sia una forza che non si è andati considerando..

  2. Yob ha detto:

    Grazie mille del contributo. Sì. E quand’anche la velocità di caduta delle torri fosse stata il doppio o il triplo della velocità di caduta libera, sarebbe ancora stato un risultato del tutto sorprendente e inspiegabile con il solo impatto + incendio. Ma anche se fosse stato molto più lento resterebbe da spiegare come mai il crollo è avvenuto in maniera e a velocità relativamente uniforme a tutti i livelli dell’edificio, mentre l’incendio inevitabilmente avrebbe indebolito prima l’acciaio dei piani colpiti e solo in un secondo tempo, e in misura assai minore, l’acciaio dei piani lontani dall’incendio, in particolare i piani inferiori, meno colpiti dall’incendio. Questa inevitabile differenzialità dell’impatto dell’incendio non si riflette in una differenzialità del crollo, e questo mi pare incompatibile con l’ipotesi che l’incendio sia la causa decisiva di quello strano crollo totale.

    “veramente non ci aspetterebbe proprio nessun crollo”. Sì. Quando sentii che degli aerei si erano schiantati sulle torri davvero non mi sarei mai aspettata che sarebbero crollate, le avevo viste, ci ero stata dentro, erano solide, ampie, non davano affatto un senso di fragilità. E quando ricevetti la notizia che erano crollate non mi sarei mai aspettato che l’avrebbero fatto in quel modo così improvviso, così totale, così verticale, senza pendenze, senza oscillazioni, così da “grande castello di carte”. Poi, però, a suo tempo, ho dovuto presto negare le mie aspettative e credenze originarie e accettare la “realtà“, per diversi anni senza sospettare, ingenuamente, che quella “realtà” potesse essere solo una interpretazione o una manipolazione che ci era stata dispensata appositamente da qualcuno.

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