FAQ 1.8. I visti facili ai dirottatori: Attivissimo glissa su un caso ancora irrisolto

Chiede Attivissimo: “Come mai i terroristi ottennero facilmente visti per l’ingresso negli Stati Uniti?” E si risponde dicendo che erano quasi tutti dell’Arabia Saudita, ai cui cittadini gli Usa concedono passaporti facilmente (“Visa Express”).
Attivissimo è di bocca buona. Sull’11 settembre nulla lo sorprende. Egli spesso assume come suo compitino le frasette che inducono a chiudere un’indagine. Egli con ogni suo articolo sull’11/9 non vuole tanto togliere una curiosità, ma a togliere di mezzo una curiosità. E non solo: il suo scopo ultimo a volte sembra quasi quello di togliere di mezzo LA curiosità sull’11 settembre. Questo atteggiamento ben poco investigativo, questo fare da pretino che sa subito trovarti la sua rispostina facilina, e a volte cretina, anche alle domande più inquietanti, sciorinandoti la sua dottrina, è documentato in questo post (e in tanti altri).
La rispostina facilina andrebbe benissimo, in fondo è ciò che tutti cercano: una risposta semplice a una grande domanda. Ma andrebbe bene se prima Attivissimo avesse dimostrato di conoscere davvero ciò di cui sta parlando.
Per capire la faciloneria della risposta di Attivissimo occorre considerare che prima di potersi permettere le facilonerie, Attivissimo fa una cosa: dimentica i documenti, i fatti, le questioni importanti. In questo caso, Attivissimo si guarda bene dal citare alcune questioni importanti sui visti, per esempio ciò che riferisce Webster Tarpley, nella Fabbrica del terrore (2007):
 
“Quindici dei dirottatori dell’11/9 ottennero i loro visti in Arabia Saudita. Michael Springmann, l’ex capo dell’ufficio visti di Gedda, ha affermato che dal 1987 la CIA ha emesso illecitamente visti a richiedenti non qualificati del Medio Oriente e li ha portati in USA per addestrarli in terrorismo per collaborare alla Guerra Afghana con Bin Laden (“BBC”, 06/11/01). Pare che tale operazione sia continuata dopo la guerra afghana per altri propositi. È stato riferito che cinque degli attentatori hanno ricevuto addestramenti al riparo da occhi indiscreti presso installazioni militari statunitensi negli anni Novanta (“Newsweek”, 15/09/01).”
(notare come l’ultima frase si riconnetta a questo)
Dunque Attivissimo omette la fondamentale testimonianza di Michael Springmann, che attesta anni e anni di visti americani non semplicemente facili, non semplicemente “visa express”, ma regalati a terroristi o potenziali terroristi mediorientali dal consolato di Gedda, perché entrassero in USA non per farsi inghirlandare alle Hawaii ma per farsi addestrare in chissà cosa nelle basi militari USA!
E ancora Tarpley, nello stesso libro:
 
“[…] il Ministero degli Affari Esteri americano ha agito per lungo tempo come l’agenzia di viaggi virtuale al servizio di al-Qaida. L’ex capo dell’ufficio visti americano a Gedda, dal 1987 al 1989, Michael Springmann, ha detto a “Newsnight”, della BBC, nell’autunno del 2001: “In Arabia Saudita, funzionari di alto livello del Ministero degli Affari Esteri americano mi hanno ordinato, ripetutamente, di emettere visti a richiedenti non qualificati – persone che non avevano legami né con l’Arabia Saudita né con il loro stesso paese. Là me ne lamentai. E mi sono lamentato qui a Washington […] e sono stato ignorato.” Aggiunse: “Quel che stavo facendo era dare visti a terroristi, reclutati dalla CIA e da Osama Bin Laden per tornare negli USA per essere addestrati e poi utilizzati nella guerra di allora in Afghanistan contro i sovietici.”
 
Ma torniamo ad Attivissimo, che chiede di “spiegare come mai Ramzi Binalshibh, yemenita, considerato un coordinatore degli attacchi e che avrebbe dovuto far parte del gruppo dei dirottatori, non riuscì ad ottenere il visto.” Ci sono varie spiegazioni possibili:
1) Forse perché Binalshib aveva richiesto i visti da un consolato yemenita non intrallazzato con il governo USA, e non dal consolato di Gedda, che come visto era probabilmente addetto a straordinarie operazioni di recluta di terrroristi e guerriglieri e magari avrebbe fatto dono di un bel visto anche a lui!
2) Semplicemente, forse non era stato previsto né ritenuto necessario che lui andasse in USA, nell’ambito dell’operazione e bastava che figurasse come “coordinatore”?
2) O per un semplice disguido che può sempre capitare?
Su questi problemi, che continuano a lasciare perplessi i ricercatori sull’11/9, si veda anche http://www.nationalreview.com/mowbray/mowbray100902.asp.Aggiornamento
Qui alleghiamo una parte di un recente articolo che aggiunge informazioni essenziali sul tema.

 
“Shenon [nel suo libro Omissis, Piemme, 2009] racconta – evitando accuratamente di approfondirla – dei due “piloti” presunti del volo AA-77: Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mindhar. Risulta che erano sulla lista TIPOFF del Dipartimento di Stato, di circa 60mila nomi, come “potenziali terroristi”. Lista che risulta essere stata in possesso della FAA e delle compagnie aeree americane. Eppure i due erano entrati negli Stati Uniti con i loro nomi e vi avevano vissuto per quasi un anno. Come possa essere accaduto Shenon non se lo chiede. Forse sarebbe stato utile chiederlo alla CIA, segnatamente agli addetti dell’agenzia che facevano entrare terroristi negli USA a partire dal Consolato americano di Jedda, in Arabia Saudita.Ma anche qui si arriva all’assurdo, alla farsa: i due avevano vissuto a San Diego, California, nell’appartamento di uno “storico informatore” dell’FBI. Guarda com’è piccolo il mondo: due già sospettati di terrorismo non solo entrano con i loro nomi negli Stati Uniti, ma vanno a finire in casa di Abdusattar Sheikh, che Shenon, in un altro passaggio del suo libro, definisce «informatore di lungo corso dell’FBI».”

È ancora possibile parlare, come fa Shenon, di “incompetenza”? È sufficiente questa “incompetenza” per spiegare il silenzio dell’FBI non solo per poco meno di un anno prima dell’11 settembre ma anche per più d’un anno dopo l’11 settembre?

O si può avanzare l’ipotesi di complicità? E non ce n’è abbastanza per aprire un procedimento penale contro Abdusattar Shaikh? Ma dov’è andato a finire costui? Risulta che non fu nemmeno interrogato. Risulta che l’FBI si oppose al suo interrogatorio.

Su altri versanti risulta che il senatore Bob Graham, del Comitato del Senato per l’intelligence, aveva svolto indagini (esistette, prima della famosa Commissione, un’altra indagine del Congresso, sulla quale è caduto il silenzio) dalle quali emergeva che «alcuni funzionari del governo saudita avevano avuto un ruolo nell’11 settembre». Erano 28 pagine di un rapporto assai dettagliato che però «rimasero secretate per motivi di sicurezza nazionale». La Commissione non chiede neppure di vederle. Michael Jacobson, ex legale dell’FBI e funzionario dello staff agli ordini di Philip Zelikow, aveva scoperto che i due “dirottatori” non si nascondevano neppure: «il nome l’indirizzo e il numero di Hazmi si trovavano nell’elenco telefonico di San Diego». Dagli archivi locali dell’FBI è emerso che i due erano sotto controllo, perché si sa che furono ricevuti e ricevettero denaro da un “misterioso” espatriato saudita, Omar al-Bayoumi. Costui non fu mai sentito dalla Commissione. Jacobson scoprì che l’FBI sapeva che i soldi per i due terroristi arrivavano direttamente dalla principessa Haifa al-Faysal, moglie dell’ambasciatore saudita a Washington. Nel Rapporto non c’è traccia di tutto questo.
Come si suol dire, tre indizi convergenti sono quasi una prova. Qui, di indizi convergenti, ne abbiamo decine.
(Giulietto Chiesa, 16 settembre 2009, da http://www.antimafiaduemila.com/content/view/19470/48/)
Indice FAQ
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Chi pensa al complotto ha la testa bacata? Leggi qui.
Ma in fondo errare è umano? Leggi qui.
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